Silvana Baroni

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La formica è nuda sulla sedia
ho la lente funeraria e la vedo piatta liscia disidratata
scopro che le formiche invecchiano e muoiono di notte inumate nel vaso delle bianche azalee
penso e scommetto su quello interrato quindi torno agli inutili esercizi da camera seguita a vista da un metronomo
Con le braccia sulla traiettoria degli stinchi respiro così che la polvere va giù e divarica dentro
guardo in alto, il decoro delle nuvole è sempre più in alto e al centro un isterico baratto impedisce da sotto l’impalo
La miglior fuga è camminare camminare camminare… sorpassare le formiche che muoiono

 

Si nasce uovo sotto la neve pietra dura fra le dune suggerimento da una boa sganciata anni luce fa
e ci si perde a scena aperta levandosi dal letto gelidi senza voltarsi
un artefatto musicale quasi un brusio più nudi dello sperma sputato da una fontanella in riva al mare
Questa la vita
una tisana di foglie macerate l’acquitrino di passi andati l’acquatinta di felci veramente speciali e soprattutto
la precipitosa esibizione (che se non sei rapido non la vedi) del Budda

 

                                               
La prima sedia è al sole e lì siede il figlio di puttana con la Marlboro tra i denti
 nel disgelo tra le sedie del CRAL passa il garzone dentro la cesta non più ciriole ma baguettes
Un ricco alfabeto di gesti riempie via via la piazza… la piazza si spoglia via via dei gesti
un terzo uomo passa di lì non sa che nuota ch’è un infinito che nuota e solo a volte una goccia che schizza…
è sera torna a casa pinnando per non saltare del tutto


Al sole in un caffè mi sorprese che l’altro lì moriva a denti stretti ed io che lo guardavo
fossimo assieme un tutto quotidiano un esercizio a fuoco spento della vita
conforme l’uno all’altro al prima e al dopo, comparse di una sosta stabilita
nel mondo che attorno ci guardava come un vecchio poi sa…
…e ancora il vizio della vita su dislivelli eppure al centro di un discontinuo sguardo da cortile…
il gioco alle biglie…la schicchera contro muro…il rimbalzo dal suolo…il peso in precipizio e in traiettoria…
un ingranaggio delicato che rallenta modonature del vizio della vita

  


L’aria sale dalla conca dei carrubi
dicono - cambierà il vento ci saranno tornadi raffiche di sabbia anche per chi è al riparo…
Allora m’alzo con l’intenzione d’un ramarro cerco la calamita nuovi bordi d’affetto
un raccordo d’orchestra per quella supplica di moscerini che poi è quel che di ieri mi resta
chiudo con l’orticaria e vado allo zoo a misurarmi col cipiglio del lemore con dio
e già la tribù dei battiti mi sale in cagnara…
Al primo accenno d’emorragia torno a casa senza dio senza uomo
forse in flebile onda d’amore per il lemore…chissà…
mi sdraio sul letto mi strappo le mani apro gli artigli dieci gargarismi e parlo al telefono

 

Giace interdetta nei bidoni la saggezza certa di mai trovar la verità
ma qualcuno afferma che sa e s’etichetta una cifra sulla bocca
Parla se paghi - lui cogita - ergo you es