Silvana Baroni

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alta la vetta
ed io il mulo
che ancora va montando
verso l’eco del suo raglio

ho mal di vivere
e mal di denti

siedo all’ombra di San Pietro
sotto l’arcata dentale del Bernini

al bigliardo si raccontano balle
e quando tutte cadono in buca
si passa ai pensieri corrucciati
ai fichi secchi della filosofia

certo, ci vuole un pizzico di diavoleria
per vivere squilibrati e al contempo misurati
non scivolare giù per le scale
restare vigili in vetta
senza un asino che vola
un suggeritore
e qualcuno che ci batta le mani

iomio!
quante doppiezze ancora
dentro il mio UNO

nell’incidenza d’esserci
sono amabile, asfittica, amareggiata
avida, in ansimo, all’arrembaggio

e sono appena alle a…
seguo ostinata il suo profilo
che non s’allinea all’odierno confine
ma curva e torna rapido in coda

ho grande interesse per il futuro
per le sue inversioni di marcia







se deve essere un addio
meglio a Bisanzio
che le strade se ne fregano
della ruvidezza delle ciglia
dei corridoi scavati dalle lacrime

andarsene da Bisanzio
è come, letto il libro, regalarlo
a un turista di passaggio
ancora non sazio
privo di confidenza con il vuoto
apri!
fammi posto, sono il fulmine!
disse

e il cielo prese a scoscendere
e l’acqua a palpitare nel setaccio
assieme a tutti i ciottoli del mare

era Amore
che attraversava l’orizzonte
già con la spocchia d’andarsene
al balcone è nato un petalo rosso
e il gesto di chi passa e lo coglie

è il primo giorno di primavera

lascio le chiavi alla portinaia
che mi guarda fuori dai vetri
anch’essa colma
di un nulla clamoroso