Silvana Baroni

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d’abitudine

finisce tutto ch’è sera
spostiamo le sedie in riga con la notte
d’abitudine poi
si sale alle chiese disabitate

 

e la bellezza s’allontana

sopravvivere
è un debito fra le reti

un mare accecato disunisce
siamo vittime di miraggi
diventiamo uragani

a volte portiamo in secca il rischio di un naufragio
e la bellezza s’allontana

 

il sole e l’ombra

amo il sole e l’ombra e la strada
ridere piangere per strada
e non pensare a nulla che sia senza sole
senza ombra senza strada

amo gli inverni
ch’è una lotta del carattere musicarsi da sé
altrettanto i gesti secchi nel sipario di montagne sgelate
verdi cavalli con nuvole
e schizzi di uomini blu cenere che mutano

amo un piacere per volta
dietro il retino grigio che ci ospita
e una coscienza che rifletta l’intero

amo la chiave che apra lingue di persiana sulla vita
e noi a intonarci al visibilio

 

a specchi la marina

un abito familiare qualcosa di mio cade
quando è ormai tutto disposto
e la voce per poco si solleva dall’anima
nell’alba che cresce e riordina
quel nudo sul punto dei bagagli
ancora più a fondo a ricomporlo
il bruciore d’aria con brividi

s’allaga d’arancio il terriccio
ed è una gittata di mare sperare ancora
nella vita acerba con le sue tagliole
io che ignoro il margine flessibile dello sciogliersi

all’edera in cui cade il giorno
e assonnato cessa di vivere
ritorno, a fischiettare la canzone del treno
finché l’amore tentenna e resta un livido fiore
che s’accosta alla ruggine dei muri

ombre di mare si frantumano
nella pioggia del tuo viso
tu che ti lagni, ti strappi al porto
nella memoria delle bianche lenzuola
ti congedi dal coro delle vele
per tornare dove già eri

 

la sete

io sono la foglia e tu il bicchiere
ci raccontiamo dell’aria
della bocca che ha sete
siamo la sete che fa rivivere la bocca
siamo l’aria che tritura l’invisibile

 

una donna

il tuo amore mi fa bella
mi fa dolore
mi fa bella
questo è il mistero da attraversare
un’odissea di donna che ha breve e lunga la gonna
che ha sillabe di bambini soffiate nell’anima
quando respira fondo a ringhiera
e smazza la coda di sirena fra gli amori di guerra

il mio amore mi fa bella
mi fa dolore
mi fa bella
questo il mare di una donna
questa la donna da attraversare

 

gli amanti

salgono con un fare privato
su stradine color dei frutti
tra voci in penombra ospitali

passeggiano sapienti
come i frati i fornai
poi si chiudono le mura attorno
nel pomeriggio che inoltra
e s’annodano

solo a guardarli
sbocciano velieri d’alto mare
e una musica risoluta
celebra i loro ritmi gemelli

amore nutre amore
ed io son lì nella pagina accanto
svelata
che li guardo all’arrivo
alla partenza

 

a Tano Festa

arrivi accadendo
e mi trovi in quello spaccio di vita
in cui le scuse si gonfiano

comunicare nuovi indirizzi
è come ripensare il mondo
lo dici al lato del Babuino
con diversi formati sotto il braccio
catalogando un po' qua un po’ là
le ultime proposte d’incontro

Siamo altrove noi due
in un racconto di carta vuotopieno
ai margini dell’irrequieta
vivamorte