Silvana Baroni

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Nel circo delle stanze

Una sorta di long and winding road – “ La miglior fuga è camminare camminare camminare... sorpassare le formiche che muoiono” Non accade tutti i giorni che uno possa incrociare un volto nuovo denso irrigato di vita o incontrare un verso che navighi solitario nella ciurma indefinita e indistinta dei versi e farlo subito proprio ingoiarlo nell’istante assumerlo come momento di verità confrontandolo accuratamente con la propria esperienza. Accadono tuttavia senza volerlo attimi di illuminazione istantanea a cielo aperto Satori che come veloci e brevi buriane incidono solchi profondi nella memoria. Nel nostro caso, a creare dinamismo e tensione verso un Dove è stato un verso della silloge di Silvana Baroni “ Nel circo delle stanze”, il settimo della strofa aprente, di sette versi. La poesia della Baroni colpisce immediatamente il lettore che non voglia sottrarsi all’intenso e umile lavoro di svuotamento di sé, necessario per accogliere l’altro e lo invita a scendere nelle grotte della realtà e a salire verso altezze di cieli azzurri, innavigati , dove bellezza e verità, accarezzate da venti sublimi vengono incontro solo al viaggiatore intenzionato a fare amicizia con la Conoscenza. La visione del mondo di Silvana Baroni, non è egocentrica, né geocentrica, ma si allarga alle infinite possibilità di esplorazione, quasi annullando un proprio precipuo punto di vista personale, per meglio comprendere il tutto. La citazione di Leibnitz, sembra rispondere a questa nostra divagazione, nonostante Leibnitz affermi che questo è l’unico mondo possibile. Il mistero che da sempre avvolge nascita, vita, morte, racchiuse in un ciclo permanente, immutabile, viene affrontato con la percezione di chi conosce i cunicoli della mente umana, ma sa di essere impossibilitato a percorrerli tutti nella loro interezza, e prova ad astrarsi per sentire come vibra la natura. “ Si nasce uovo sotto la neve, pietra dura fra le dune, suggerimento da una boa sganciata anni luce fa e ci si perde a scena aperta levandosi dal letto gelidi senza voltarsi un artefatto musicale quasi un brusio, più nudi dello sperma sputato da una fontanella in riva al mare “ Pag. 2 Siamo dunque molecole ignare schizzate nell’universo in cerca di un involucro accogliente! Spermatozoi impazziti che cercano un grembo. Meteoriti lanciate dalle lontananze abissali, siderali, in cerca di un centro dove raccogliersi e farneticare ritorni nell’oasi primigenia poiché qui è sofferenza, monotono ripetersi di accordi sempre uguali! Per cogliere il segreto che avvince la natura dell’uomo, delle cose, bisognerebbe avere la velocità di percezione di un Budda, ma gli esseri umani troppo lenti sono e annaspano come bradipi braccati per cercare un rifugio a sera e il resto gli sfugge. Apparentemente senza una via di fuga, la visione di Silvana Baroni, ci trascina nei labirinti della realtà fenomenica, spingendoci a camminare a velocità interiori che superino la stasi del falso movimento esterno. Una realtà che va snocciolata, come un frutto indeiscente, come l’io, affinché possano esservi incontri dentro e al di fuori di sé. “ Questa la vita una tisana di foglie macerate, l’acquitrino di passi andati, l’acquatinta di felci veramente speciali e soprattutto la precipitosa esibizione ( che se non sei rapido non la vedi) del Buddha “ Meditazione nuda, sulla nuda realtà, senza attese di risposte, senza processi evasivi messi in atto per giustificare l’utilità o l’inutilità dell’esistenza. Pietra arsa dal sole che non sviene sotto l’insistenza dei raggi bruciacchianti, ma incede con i propri passi per darsi un senso, svilupparsi endoreicamente, euristicamente. Sembra che dopo la siepe leopardiana un infinito mare di nulla accolga il destino dell’uomo dopo il passaggio terreno duro o dolce nell’ esistere. Una scaturigine umana di natura spermeista e casuale nutre il pensiero che si concentra sull’effimero valorizzato con sapore zen, dove tutto è imponderabile e risponde a se stesso nel moto in cui è inserito. Ma il muro di cocci di Montale e il muro di Sartre possono essere scavalcati rendendosi leggeri, lasciandosi trasportare dalle ali invisibili di Poesia! Paradossi Zen e scene del bechettiano teatro dell’assurdo popolano il corpus di questa e di altre silloge, della scrittura di Silvana Baroni, che con sguardo sicuro cerca di incunearsi nella dura realtà delle cose per scioglierne la durezza nel canto, nella navigazione su onde che si accavallano per restare sempre nello stesso punto, inseguenti se stesse, il proprio moto. “ Giace interdetta nei bidoni la saggezza certa di mai trovar la verità ma qualcuno afferma che sa e s’etichetta una cifra sulla bocca Parla se paghi- lui cogita-ergo you est Pag. 3 L’apparente agnosticismo della poesia di Silvana Baroni non deve confondersi con l’analisi spietata del tangibile. Un tangibile che occlude continuamente la porta a chi voglia sbirciare le oasi sibilanti dove alberga duro e tenero il mistero.Una realtà che si ripete sempre uguale a se stessa procurando tedio, pesantezza,senso di inutilità. Stiamo vivendo un’epoca profondamente amletica dove l’angoscia, il dubbio, la vendetta, si annidano nei postriboli degli esseri umani e sembra che non vi siano vie di scampo : Consumare o essere consumati! Volgere lo sguardo in alto, liberandolo dal peso di dover sempre guardare per terra, per non imbattersi nella cacca, aiuta ad allargare la visione, il punto di vista, e fa comprendere che la lamentazione umana è tautologica, pedante, insensata, poichè l’uomo sin dalla nascita conosce le cose, la natura delle cose, l’effimero eterno che lo circonda, l’eterno effimero in cui è inserito l’eterno eterno che forse lo attende. Silvana Baroni sa uscire dal suo guscio, sa esplorare sentieri nuovi.Con affilata e sottile ironia e autoironia riesce a districarsi nella foresta di impedimenti che tagliano il respiro del ricercatore di oasi dove vivere per vivere e non per sopravvivere. “ Il giorno è saturo sotto un cielo che trasborda, gli occhi scorrono oltre le pendole lì dove le stelle accadono da sempre e si flettono in raggi di maggio precoce nient’altro che ore da lontano gemme nello spazio che vanno ritraendosi il sole scende in orecchini di morto corallo da un cielo dimentico-una fiamma ormai muta reggerà reggerà altri balconi altro mondo altri occhi da cane “ “ Nel circo delle stanze”, è un libro tosto, pieno di consapevolezza, dove l’apollineo e il dionisiaco si alternano albergando a turno nelle stanze che in modo circolare si riproducono per scandire la perennità dell’universo e di tutte le cose in esso contenute. Dove voglia veramente arrivare, forse neanche l’autrice lo sa, ma sa che è partita e deve quindi concludere ciò che c’è da adempiere, sperimentando se stessa nella routine quotidiana, nel frenetico andare su e giù infrangendo o rispettando le miriadi di regole e leggi innaturali che hanno la presunzione di essere le sole a saper governare l’uomo, le sue ansie, le sue aspirazioni. Silvana Baroni sembra non voglia dare risposte, né cercarle, si limita a tracciare un sentiero che lasci sempre aperto il cammino, a nuove emozioni,a nuovi incontri “- Andiamo a convincerla la storia! Lo dicesti come a sparecchiare sotto un cielo di zucchero tra cubitali ansie dei fari Fummo pizzicati d’erba e d’infinito, profili di resina sugli avamposti... Ora il tempo è incastonato in eterno, resta di noi l’affetto della mano che sopravanza e saluta “

Biagio Propato