Silvana Baroni

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Note a proposito di “Distanze accanto” docu-film di Lorenzo Nardelli su quadri di Silvana Baroni e sonorità vocali di Antonio Amendola.
Guardando ai contenuti grafici, c’è un gioco costante e spesso del tutto inatteso tra i due profili - velati di colore - che animano l’intera sequenza dei disegni; questo trastullo determina tra i visi, visetti, visucci, musi, faccine e visettoni uno spazio intermedio più o meno scuro, vivacizzato da un deciso tratteggio in nero.
Sembra proprio di trovarsi di fronte agli esempi visivi prodotti dalla Scuola della Psicologia della Forma, una corrente scientifica primonovecentesca che partiva da un assunto primario: il tutto è più della somma delle singole parti.
Gli esperimenti della Gestalt (appunto, Psicologia della Forma) sono rappresentati in maniera significativa dall’inversione del rapporto tra figura e sfondo.
Faccio un esempio semplicissimo: disegniamo in chiaro due profili uguali e speculari, che si fronteggiano a distanza ravvicinata e che si stagliano su uno sfondo nero.
Nella piccola distanza esistente tra i due profili identici e contro simmetrici rivolti l’uno verso l’altro, lo spazio interstiziale viene percepito - appunto - come sfondo, uno sfondo sul quale spiccano, ovviamente, i due profili.
Questa è la prima immagine che cogliamo a prima vista. Ma, dopo un’osservazione prolungata e magari sulla scorta d’un suggerimento a vedere di più, può accadere - senza che l’osservatore possa farlo liberamente - che la prima percezione dell’immagine possa scomparire per essere con immediatezza sostituita dall’ex-sfondo nero che diventa ora l’immagine principale, ben visibile e completamente differente dai due profili che assumono ora la funzione di contorno.
In buona sostanza, i tratti sono rimasti gli stessi ma le parti si sono semplicemente invertite e la seconda immagine globale presenta qualcosa di altrettanto simmetrico ma di ben diverso.
Silvana Baroni, da artista, non nega la propria ascendenza e formazione junghiana.
Da me stimolata a parlare del suo attuale lavoro, mi faceva notare, correttamente, come la trasformazione percettiva che - in un involontario click - muta la prima immagine spontanea e immediata in un’immagine del tutto differente, sempre alternativa, potrebbe costituire uno smagliante esempio della attivazione dell’Inconscio, che affiora improvvisamente alla coscienza.
La seconda immagine che compare potrebbe dunque rappresentare l’emergenza dell’Inconscio nello spazio della percezione visiva cosciente, mentre la prima immagine, ovviamente, apparterrebbe al campo della consapevolezza.
Una tesi questa per me assai intrigante, anche perché la psicoanalisi s’è davvero troppo poco interessata ai fenomeni percettivi proposti dalla Gestalt.
A partire da questa ipotesi dell’Autrice, mi sono personalmente e a lungo allenato all’osservazione attenta di ognuno di questi suoi disegni: il risultato è stato che la lettura che ne ha dato Silvana m’è sembrata sperimentalmente convincente e, in ogni caso, geniale.
Il risultato finale è che i suoi disegni hanno una costante e strutturale duplice valenza, potendo essere considerati sia come l’accostamento di due profili all’interno d’uno spazio neutro sia come uno spazio centrale nero, delimitato e individuato dai due profili chiari.
E’, un po’, lo stesso gioco dell’anamorfosi, dove l’osservatore, per poter cogliere l’”altra” immagine, deve spostarsi per acquisire la seconda e sorprendente prospettiva.  
E questo non è davvero poco così come non lo è il titolo, “Distanze accanto”, che allude aforismaticamente ad una vicinanza ben espressa nel montaggio delle immagini-guida che ci trasporta irresistibilmente nella dimensione del vicinissimo-ma-non-confuso.

Antonino Lo Cascio