Silvana Baroni

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UNA MOSTRA POETICA DI SILVANA BARONI presso la Galleria Baccina-Techné-Roma

Ieri, 11 giugno 2012, nell’aria dolce di questa fine di primavera, nel rione Monti, in via Baccina 14/A, alla Galleria Baccina-Techné, si è aperta la mostra, molto singolare, di Silvana Baroni.
Nel piccolo e grazioso locale sono esposti ventuno lavori, di cui nove a sinistra, dodici a destra, e frontalmente viene video-proiettato il video: Distanze Accanto, con le immagini dell’autrice e musiche  e moduli vocali di Antonio Amendola ( durata:quattro minuti).
Io sono stato dalle 18.15 alle 19, all’interno di questo spazio, e non riuscivo a staccare lo “sguardo”, perché, per associazione di pensieri, mi ricordavo dei film di Bergman: “Sussurri e Grida” e “Persona”.
Mi ricordavo di una mostra dedicata a Mirò, vista di recente. Probabilmente, perché il mio “sguardo” interiore era tutto concentrato (merito delle tavole di Silvana) sulla figura del “doppio”. E come figura, in senso filosofico e come figurazione pittorica: nel senso filosofico, come simbolo spirituale di relazione dei corpi e di relazione con se stessa, toccando il massimo  della solitudine (“Persona” di Bergman) e il massimo del dolore ( “Sussurri e Grida”, di Bergman); nel senso della “figurazione”, nella direzione di una rappresentazione di due volti appena accennati, che hanno una loro nascita, una crescita, quando riescono a incontrarsi quasi in un abbraccio (mortale), e in una regressione intima e  fisica fino alla loro scomparsa, quando sulle tavole lo “sguardo” vede pochissime tracce rimaste di un tutto: quest’ultime potrebbero essere tentativi fatti per mantenersi in vita nonostante la nebbia, di restare biologicamente, di “costruire” gli affetti, di farli emergere dall’inconscio.
Le tracce sono brevi linee, quasi punti in spazi bianchi.
Ammirando questi tracciati finali, “guardavo” questi miei pensieri, che non sapevo se coincidessero con quelli della bravissima artista. In quei momenti mi ricordavo pure di Il Poeta di Mirò e di La Donna nella notte, nella recente mostra al Chiostro del Bramante. Il fondo di quei quadri è bianchissimo, siamo quindi nel non-colore (potrei forse dire nella non-materia). Anche in Il Poeta, ci sono tracce di una vita che è stata (forse in un altrove). Impronte, dunque. Intorno a quei graffiti il silenzio della vita, e quindi della materia. Non sappiamo se quel “silenzio” sia la descrizione della loro  bruttezza o della loro bellezza. Lo sforzo interpretativo ci lascia nel dubbio o nell’accenno dell’una o dell’altra.
Nei lavori di Silvana ci sono tutte queste “assenze”; la scomparsa delle tracce ci porta verso la rappresentazione dell’eclissi dei corpi, nella società postindustriale: al loro posto esistono e fluttuano solo oggetti, come nell’ultima sequenza-cult di Zabrisk Point di Michelangelo Antonioni. In questa società: essi, o il singolo corpo come simbolo della stessa, è stato totalmente reso una merce! Un oggetto esposto allo “sguardo” feroce di ognuno nella società dello spettacolo.
A noi visitatori importa il linguaggio necessario di Silvana, che con la sua grazia e la sua pietas recupera figurativamente questi segmenti dei corpi “sacralizzandoli”, rendendoli unici con la sua arte e la sua poesia, e riportandoci all’interno di una “esecuzione” da espressionismo astratto.

Francesco Varano